“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo” Ippocrate di Coo


E’ vero che la spirulina aumenta le difese immunitarie e ti da più energia?

Innanzitutto vediamo cos’è la spirulina.

È un cianobatterio  e si trova naturalmente nei laghi calcarei tropicali e subtropicali con valori elevati di pH e concentrazioni di sale elevate, come carbonato e bicarbonato. E’ conosciuta in tutto il mondo, e fin da tempi antichi, per il suo potenziale valore nutrizionale.

Attualmente la spirulina viene maggiormente utilizzata secca negli integratori alimentari. Prima di vedere quali sono i valori nutrizionali e le proprietà benefiche della spirulina, vorrei sottolineare come molto importante sia la scelta dell’integratore da utilizzare. Infatti, ogni microalga utilizzata nei nutraceutici possiede una distinta forma morfologica. L’analisi morfologica al microscopio è molto utile per identificare la presenza di specie di alghe diverse che potrebbero essere tossiche per l’organismo. Per ottenere un risultato affidabile, il controllo qualità richiede un trattamento specializzato, un buon strumento e uno specialista in algologia capace di identificare la specie, in particolare in caso di presenza di microalghe tossiche facilmente coltivabili o casualmente presenti. Inoltre, durante il processo di preparazione delle compresse, la forma originale delle microalghe può essere parzialmente distrutta.  Per cui è molto importante scegliere un integratore che sia sicuro. [1]

Passiamo agli aspetti nutrizionali e benefici.

Il contenuto proteico della Spirulina varia da 60 al 70% del peso secco. Oltre alla quantità, è anche importante valutare la qualità del contenuto proteico e la spirulina contiene tutti gli aminoacidi essenziali. Ci sono degli studi che affermano che seppur contenga il 60% di proteine abbia ridotte quantità di metionina, cisteina e lisina rispetto alla carne, alle uova e al latte (ma questa conclusione viene fatta confrontando appunto la spirulina con le proteine animali). La maggior parte dei ricercatori sono invece concordi nell’affermare che ha un contenuto quantitativamente superiore alle proteine ​​vegetali tipiche, come quella dei legumi. [2]

La spirulina presenta una frazione lipidica di circa 5-10% del suo peso secco. E’ una buona fonte di acidi grassi essenziali come acido gamma-linolenico e linoleico e acidi oleici. In particolare, è considerata la fonte vegetale con più alta quantità di acido gamma-linolenico. Quest’ultimo è molto importante perché è il precursore delle prostaglandine, leucotrieni e trombossani (mediatori dei processi infiammatori).

Contiene solo il 4-6% di acidi nucleici per peso secco; questi valori sono  molto inferiori a quello di altre fonti proteiche e questo è molto importante perché il catabolismo degli acidi nucleici produce acido urico, poiché le purine – adenina e guanina – sono degradate. Alti livelli di acido urico sono correlati allo sviluppo di gotta, calcoli renali e, più recentemente, malattie cardiovascolari.[3]

Un interessante dibattito riguarda la vitamina B12. La maggior parte dei cianobatteri commestibili, come la spirulina, non contengono naturalmente la vitamina B12, ma prevalentemente contengono pseudovitamina B12, che è inattiva nell’uomo [4]. Pertanto, l’American Dietetic Association afferma che la spirulina non può essere considerata come una fonte affidabile di vitamina B12 attiva[5].

La spirulina è anche una buona fonte di beta-carotene che, dopo essere stato assorbito,viene biotrasformato in vitamina A, potente antiossidante.

Le sostanze nutritive inorganiche di maggior rilievo nella spirulina sono il ferro, il calcio e il fosforo. In particolare il suo contenuto di ferro è elevato e non contenendo fitati/ossalati, presenti in cereali e legumi, il ferro contenuto nella spirulina è facilmente assimilabile. Questo consente di utilizzarla in caso di anemia[6]
E’ stato dimostrato che il suo ha effetti cardiovascolari positivi, abbassando la pressione sanguigna e riducendo il colesterolo[7]

Inoltre diversi studi dimostrano che la  spirulina o i suoi estratti possono prevenire o rallentare il cancro. Si ritiene che alcuni tumori siano il risultato di un DNA danneggiato all’interno della cellula e questo porta ad una crescita incontrollata delle stesse. Esiste però all’interno delle cellule un sistema di enzimi speciali chiamati “endonucleasi” che riparano il DNA danneggiato e mantengono le cellule vive e sane. Le radiazione o le tossine possono inibire questi enzimi, gli errori nel DNA non possono essere riparati e il cancro può svilupparsi.Studi in vitro suggeriscono che i polisaccaridi unici che sono presenti nella spirulina stimolano le endonucleasi [8].

La spirulina è anche un potente tonico per il sistema immunitario. Non solo lo stimola, ma permette anche di generare nuove cellule del sangue. Incrementa l’attività di componenti importanti del sistema immunitario come le cellule staminali del midollo, le cellule T e le cellule dell’immunità naturale [6]. Migliora la funzionalità di milza e timo.

La ficocianina contenuta nella spirulina agisce sulle cellule staminali del midollo. Le cellule staminali sono le cellule da cui si originano i globuli bianchi e i globuli rossi. E’ stato dimostrato che la ficocianina stimola l’ematopoiesi (la creazione del sangue) e imita l’effetto dell’erotropoietina ormonale (EPO). EPO è prodotta dai reni e regola la produzione di globuli rossi. Pensate che la spirulina è stata approvata in Russia come medicinale da utilizzare per il trattamento delle malattie da radiazioni. I bambini di Chernobyl soffrono di avvelenamenti da radiazioni. Il loro midollo osseo è danneggiato e non sono in grado di produrre normali globuli rossi o bianchi. Sono deboli e soffrono di terribili reazioni allergiche. E’ stato dimostrato che  la somministrazione di cinque grammi di spirulina al giorno porta ad un miglioramento delle condizioni di questi bambini.

Contiene tutti gli aminoacidi essenziali, è ricca in clorofilla, beta carotene e cofattori e altri fitotossici naturali.

Come abbiamo già detto è ricca di acido gamma linolenico (GLA). L’acido gamma linolenico agisce per ridurre l’infiammazione.

La spirulina è un “cibo funzionale” perché promuove una flora intestinale sana, in particolare Lactobacilli e Bifidi. Il mantenimento di una sana popolazione di questi batteri nell’intestino diminuisce potenziali problemi da patogeni opportunistici come E. coli e Candida albicans.

Per cui per rispondere in modo sintetico alla domanda possiamo dire che un buon integratore di spirulina può aumentare le difese immunitarie, aiutare a sconfiggere l’anemia, ripristinare una flora intestinale corretta e tutto ciò può portare ad un aumento di energia totale anche per il fatto che si ha una riduzione dei processi infiammatori.

 

 

  1. Nicoletti, M., Microalgae Nutraceuticals. Foods, 2016. 5(3).
  2. Gutierrez-Salmean, G., L. Fabila-Castillo, and G. Chamorro-Cevallos, Nutritional and Toxicological Aspects of Spirulina (Arthrospira). Nutr Hosp, 2015. 32(1): p. 34-40.
  3. Culleton, B.F., et al., Serum uric acid and risk for cardiovascular disease and death: the Framingham Heart Study. Ann Intern Med, 1999. 131(1): p. 7-13.
  4. Watanabe, F., et al., Pseudovitamin B(12) is the predominant cobamide of an algal health food, spirulina tablets. J Agric Food Chem, 1999. 47(11): p. 4736-41.
  5. Position of the American Dietetic Association and Dietitians of Canada: vegetarian diets. Can J Diet Pract Res, 2003. 64(2): p. 62-81.
  6. Akao, Y., et al., Enhancement of antitumor natural killer cell activation by orally administered Spirulina extract in mice. Cancer Sci, 2009. 100(8): p. 1494-501.
  7. Juarez-Oropeza, M.A., et al., Effects of dietary Spirulina on vascular reactivity. J Med Food, 2009. 12(1): p. 15-20.
  8. Pang, Q.S., B.J. Guo, and J.H. Ruan, [Enhancement of endonuclease activity and repair DNA synthesis by polysaccharide of Spirulina platensis]. Yi Chuan Xue Bao, 1988. 15(5): p. 374-81.

 

 

L’acqua è la materia della vita. E’ matrice, madre e mezzo. Non esiste vita senza acqua. (Albert Szent-Gyorgyi)


La domanda di oggi per il nostro blog è:

Quanta acqua bisognerebbe bere al giorno?

Per rispondere a questa domanda innanzitutto sono andata sul vocabolario a vedere cosa significa la parola sete. Sia il dizionario Treccani che Garzanti danno questa definizione:Treccani:  séte (ant. o dial. séta) s. f. [lat. sĭtis]. – 1. Sensazione del bisogno di ingerire acqua che si manifesta con un senso di secchezza delle mucose del cavo faringeoGarzanti: Sete [sé-te] n.f.1. bisogno di bere, che si manifesta con una sensazione di arsura alla bocca e alla golaLa voglia di bere è, quindi, un istinto naturale regolato da un feedback negativo tra il cervello e altri organi del corpo.
L’acqua è la molecola più abbondante nel corpo umano, ed ha una serie di importanti funzioni interne: mantenimento della temperatura corporea; trasporto di vitamine, minerali, ormoni e altre sostanze; azione lubrificante, etc. Tutti sappiamo che si può sopravvivere solo pochi giorni senza bere e la sete serve proprio a preservare la sopravvivenza. Ma come funziona?Esistono, a livello dell’ipotalamo, dei recettori sensoriali (osmorecettori) che rilevano i cambiamenti di pressione osmotica  (cioè della concentrazione di soluti sciolti nel sangue). Quando l’ipotalamo rileva un elevata osmolarità induce lo stimolo della sete e la produzione da parte della neuroipofisi  della vasopressina (ADH)La vasopressina non fa altro che aumentare la permeabilità a livello renale e quindi la quantità di acqua riassorbita.  La sete viene indotta anche attraverso un altro meccanismo che è quello della renina-angiotensina. Il sistema renina-angiotensina si occupa del controllo omeostatico del volume del sangue. Quando il volume del sangue è basso, degli osmorecettori a livello del rene stimolano la produzione di renina che trasforma l’angiotensinogeno in angiotensina I convertita poi in angiotensina II nei polmoni da un enzima denominato ACE (conoscerete gli ACE inibitori, usati per l’ipertensione).L’angiotensina II stimola il surrene a produrre aldosterone che aumenta la ritenzione idrica e agisce sull’ipotalamo inducendo lo stimolo della sete. [1-2]

Detto il meccanismo complesso quanto mai meraviglioso passiamo alla domanda della nostra Silvia.

Quanta acqua dobbiamo bere?

La sete porta a bere. Per cui si dovrebbe bere quando si ha sete. Tuttavia oramai l’acqua è disponibile liberamente per cui a volte la sensazione di sete non si percepisce quasi mai. Inoltre, c’è da dire che il nostro stile di vita ci induce a ignorare lo stimolo della sete perché impegnati a lavoro o troppo impegnati a far quadrare tempi e necessità per cui capita che la sensazione della sete venga inibita o non riconosciuta. In questi casi, è necessario per i primi tempi sforzarsi di bere un po’ di più rispetto a quanto si fa ed ascoltarsi per ritornare a sentire quello che naturalmente il corpo ci dice. Attualmente si è diffusa l’affermazione: “ Mi raccomando, beva molta acqua”. Questa affermazione può essere fuorviante infatti anche l’acqua in eccesso può essere dannosa perché sovraccarica i reni. Per cui, dico sempre ai miei pazienti: “il bere è tendenzialmente un istinto innato che spesso precede un forte stimolo di sete e quindi non c’è una quantità giusta da bere al giorno ma semplicemente sarebbe necessario ascoltare il corpo e bere quando c’è l’istinto di farlo o quando si ha sete, senza costrizioni particolari se non in soggetti anziani o affetti da particolari patologie”  .

 

 

  1. McKinley, M.J. and A.K. Johnson, The physiological regulation of thirst and fluid intake. News Physiol Sci, 2004. 19: p. 1-6.
  2. Thornton, S.N., Thirst and hydration: physiology and consequences of dysfunction. Physiol Behav, 2010. 100(1): p. 15-21.

 

 

È importante l’amore, ma anche il colesterolo. ( Woody Allen)


Oramai tutti sappiamo che la vitamina D viene prodotta attraverso l’esposizione solare dal nostro corpo. Forse quello di cui non ci accorgiamo è che il nostro stile di vita non ci permette di produrla a sufficienza.
I nostri nonni quasi sempre uscivano da casa all’alba e tornavano al calare del sole e per l’intero giorno svolgevano il loro lavoro all’aperto sotto la luce del sole e i loro bambini, finiti i compiti, si ritrovavano a giocare per la strada e senza pensarci producevano la vitamina D di cui avevano bisogno. Attualmente, lavori sedentari spesso in uffici o scuole illuminate con luci artificiali e ritmi frenetici e abitudini poco salutari come passare le giornate in centri commerciali, palestre o davanti al pc o alla console ci portano sempre più spesso ad avere carenza di vitamina D tale per cui i 15 giorni all’anno di mare che ci facciamo non sono sufficienti a coprire il fabbisogno dell’intero anno.
Ma vediamo come si forma la vitamina D
La vitamina D si forma nella pelle per fotolisi del 7-deidrocolesterolo, un derivato del colesterolo (quindi qualcosa di buono il colesterolo fa nel nostro organismo!) per azione della luce ultravioletta oppure può essere introdotta con la dieta e assorbita dall’intestino. In entrambi i casi, viene accumulata nel fegato dove viene trasformata in 25-idrossi-D3 o calcidiolo. Nei reni, il calcidiolo viene convertito in calcitriolo che viene rilasciato in circolo e trasportato agli organi bersaglio (intestino, ossa, rene, e pancreas etc).
La vita media del calcitriolo è di 24 ore dopodiché viene trasformato nei reni in 1,24,25 triidrossi-D3, trasportato al fegato ed eliminato con la bile. Questo è il motivo per cui un assunzione giornaliera di vitamina D è molto più efficace dell’assunzione settimanale o mensile.
Detto ciò, l’assunzione di vitamina D può ridurre il colesterolo?
Sicuramente, per dirla in parole semplici: non c’è vitamina D senza colesterolo nel corpo.
Il nostro corpo produce colesterolo nel fegato e lo ottiene anche dalle fonti di cibo che consumiamo. Una delle principali funzioni del colesterolo nel nostro corpo è proprio la sintesi della vitamina D.
Ciò significa che l’assenza di colesterolo contribuisce all’assenza di vitamina D, che è essenziale per la nostra crescita e per il nostro sistema immunitario. La fonte più grande e più accessibile di vitamina D rimane però la luce solare. Con l’esposizione alla luce solare, quindi, il corpo è in grado di sintetizzare la propria vitamina D con l’aiuto del colesterolo del corpo.
Alcune ricerche dimostrano che le persone con livelli più alti di vitamina D tendono ad avere un livello di colesterolo inferiore rispetto alle persone con basso livello di vitamina D. Ciò è possibile SOLO quando le persone spendono molto tempo ad essere esposte alla luce del sole durante le attività fisiche. L’esposizione a luce solare sufficiente, facilita la sintesi di vitamina D.
Tuttavia,non è necessario aumentare il livello di colesterolo per ottenere un livello più elevato di vitamina D.
Quindi se alti livelli di colesterolo possono essere associati a bassi livelli di vitamina D non ci sono studi che dimostrino che l’assunzione ESOGENA di vitamina D riduca il colesterolo.
Per cui, in conclusione l’assunzione di vitamina D è importante ma per altre ragione di cui parleremo brevemente in seguito ma non per la riduzione del colesterolo per il quale sarebbe opportuno regolare l’alimentazione e agire sulla flora intestinale. Infatti ci sono diversi studi che dimostrano che determinati ceppi di L. acidophilus agiscono direttamente sul colesterolo nel tratto gastrointestinale e quindi possono essere utili per ridurre i suoi livelli nel siero [1].
L’assunzione di vitamina D è molto importante nel caso di carenze perché questa vitamina svolge numerose e importanti funzioni.
Ovviamente tutti sappiamo che una delle funzioni della vitamina D è quella di favorire i processi di mineralizzazione dell’osso prevenendo l’osteoporosi. In realtà, la vitamina D svolge tantissime altre funzioni fisiologiche.
Diversi studi suggeriscono un’associazione tra carenza di vitamina D e molti disturbi reumatologici e non reumatologici come per esempio artrite reumatoide [2], psoriasi[3] , fibromialgia [4], sclerosi multipla “MS” [5], asma allergico nei bambini, rinite allergica [6], all’aumento del rischio di depressione o alla depressione stessa [7] etc.

Ed ora largo alle domande… resto a disposizione 😉
1. Gilliland, S.E., C.R. Nelson, and C. Maxwell, Assimilation of cholesterol by Lactobacillus acidophilus. Appl Environ Microbiol, 1985. 49(2): p. 377-81.
2. Cutolo, M., Vitamin D or hormone D deficiency in autoimmune rheumatic diseases, including undifferentiated connective tissue disease. Arthritis Res Ther, 2008. 10(6): p. 123.
3. Soleymani, T., T. Hung, and J. Soung, The role of vitamin D in psoriasis: a review. Int J Dermatol, 2015. 54(4): p. 383-92.
4. Bhatty, S.A., et al., Vitamin D deficiency in fibromyalgia. J Pak Med Assoc, 2010. 60(11): p. 949-51.
5. Cantorna, M.T., Vitamin D and its role in immunology: multiple sclerosis, and inflammatory bowel disease. Prog Biophys Mol Biol, 2006. 92(1): p. 60-4.
6. Erkkola, M., et al., Maternal vitamin D intake during pregnancy is inversely associated with asthma and allergic rhinitis in 5-year-old children. Clin Exp Allergy, 2009. 39(6): p. 875-82.
7. Howland, R.H., Vitamin D and depression. J Psychosoc Nurs Ment Health Serv, 2011. 49(2): p. 15-8.

Come si svolgono le visite?

Tutto quello che devi sapere prima di prenotare una visita.

Nutrizionista o Dietista?

Vediamo insieme quali sono le differenze tra biologo nutrizionista, dietista e specialista in scienze dell'alimentazione.