L’acqua è la materia della vita. E’ matrice, madre e mezzo. Non esiste vita senza acqua. (Albert Szent-Gyorgyi)


La domanda di oggi per il nostro blog è:

Quanta acqua bisognerebbe bere al giorno?

Per rispondere a questa domanda innanzitutto sono andata sul vocabolario a vedere cosa significa la parola sete. Sia il dizionario Treccani che Garzanti danno questa definizione:Treccani:  séte (ant. o dial. séta) s. f. [lat. sĭtis]. – 1. Sensazione del bisogno di ingerire acqua che si manifesta con un senso di secchezza delle mucose del cavo faringeoGarzanti: Sete [sé-te] n.f.1. bisogno di bere, che si manifesta con una sensazione di arsura alla bocca e alla golaLa voglia di bere è, quindi, un istinto naturale regolato da un feedback negativo tra il cervello e altri organi del corpo.
L’acqua è la molecola più abbondante nel corpo umano, ed ha una serie di importanti funzioni interne: mantenimento della temperatura corporea; trasporto di vitamine, minerali, ormoni e altre sostanze; azione lubrificante, etc. Tutti sappiamo che si può sopravvivere solo pochi giorni senza bere e la sete serve proprio a preservare la sopravvivenza. Ma come funziona?Esistono, a livello dell’ipotalamo, dei recettori sensoriali (osmorecettori) che rilevano i cambiamenti di pressione osmotica  (cioè della concentrazione di soluti sciolti nel sangue). Quando l’ipotalamo rileva un elevata osmolarità induce lo stimolo della sete e la produzione da parte della neuroipofisi  della vasopressina (ADH)La vasopressina non fa altro che aumentare la permeabilità a livello renale e quindi la quantità di acqua riassorbita.  La sete viene indotta anche attraverso un altro meccanismo che è quello della renina-angiotensina. Il sistema renina-angiotensina si occupa del controllo omeostatico del volume del sangue. Quando il volume del sangue è basso, degli osmorecettori a livello del rene stimolano la produzione di renina che trasforma l’angiotensinogeno in angiotensina I convertita poi in angiotensina II nei polmoni da un enzima denominato ACE (conoscerete gli ACE inibitori, usati per l’ipertensione).L’angiotensina II stimola il surrene a produrre aldosterone che aumenta la ritenzione idrica e agisce sull’ipotalamo inducendo lo stimolo della sete. [1-2]

Detto il meccanismo complesso quanto mai meraviglioso passiamo alla domanda della nostra Silvia.

Quanta acqua dobbiamo bere?

La sete porta a bere. Per cui si dovrebbe bere quando si ha sete. Tuttavia oramai l’acqua è disponibile liberamente per cui a volte la sensazione di sete non si percepisce quasi mai. Inoltre, c’è da dire che il nostro stile di vita ci induce a ignorare lo stimolo della sete perché impegnati a lavoro o troppo impegnati a far quadrare tempi e necessità per cui capita che la sensazione della sete venga inibita o non riconosciuta. In questi casi, è necessario per i primi tempi sforzarsi di bere un po’ di più rispetto a quanto si fa ed ascoltarsi per ritornare a sentire quello che naturalmente il corpo ci dice. Attualmente si è diffusa l’affermazione: “ Mi raccomando, beva molta acqua”. Questa affermazione può essere fuorviante infatti anche l’acqua in eccesso può essere dannosa perché sovraccarica i reni. Per cui, dico sempre ai miei pazienti: “il bere è tendenzialmente un istinto innato che spesso precede un forte stimolo di sete e quindi non c’è una quantità giusta da bere al giorno ma semplicemente sarebbe necessario ascoltare il corpo e bere quando c’è l’istinto di farlo o quando si ha sete, senza costrizioni particolari se non in soggetti anziani o affetti da particolari patologie”  .

 

 

  1. McKinley, M.J. and A.K. Johnson, The physiological regulation of thirst and fluid intake. News Physiol Sci, 2004. 19: p. 1-6.
  2. Thornton, S.N., Thirst and hydration: physiology and consequences of dysfunction. Physiol Behav, 2010. 100(1): p. 15-21.

 

 

È importante l’amore, ma anche il colesterolo. ( Woody Allen)


Oramai tutti sappiamo che la vitamina D viene prodotta attraverso l’esposizione solare dal nostro corpo. Forse quello di cui non ci accorgiamo è che il nostro stile di vita non ci permette di produrla a sufficienza.
I nostri nonni quasi sempre uscivano da casa all’alba e tornavano al calare del sole e per l’intero giorno svolgevano il loro lavoro all’aperto sotto la luce del sole e i loro bambini, finiti i compiti, si ritrovavano a giocare per la strada e senza pensarci producevano la vitamina D di cui avevano bisogno. Attualmente, lavori sedentari spesso in uffici o scuole illuminate con luci artificiali e ritmi frenetici e abitudini poco salutari come passare le giornate in centri commerciali, palestre o davanti al pc o alla console ci portano sempre più spesso ad avere carenza di vitamina D tale per cui i 15 giorni all’anno di mare che ci facciamo non sono sufficienti a coprire il fabbisogno dell’intero anno.
Ma vediamo come si forma la vitamina D
La vitamina D si forma nella pelle per fotolisi del 7-deidrocolesterolo, un derivato del colesterolo (quindi qualcosa di buono il colesterolo fa nel nostro organismo!) per azione della luce ultravioletta oppure può essere introdotta con la dieta e assorbita dall’intestino. In entrambi i casi, viene accumulata nel fegato dove viene trasformata in 25-idrossi-D3 o calcidiolo. Nei reni, il calcidiolo viene convertito in calcitriolo che viene rilasciato in circolo e trasportato agli organi bersaglio (intestino, ossa, rene, e pancreas etc).
La vita media del calcitriolo è di 24 ore dopodiché viene trasformato nei reni in 1,24,25 triidrossi-D3, trasportato al fegato ed eliminato con la bile. Questo è il motivo per cui un assunzione giornaliera di vitamina D è molto più efficace dell’assunzione settimanale o mensile.
Detto ciò, l’assunzione di vitamina D può ridurre il colesterolo?
Sicuramente, per dirla in parole semplici: non c’è vitamina D senza colesterolo nel corpo.
Il nostro corpo produce colesterolo nel fegato e lo ottiene anche dalle fonti di cibo che consumiamo. Una delle principali funzioni del colesterolo nel nostro corpo è proprio la sintesi della vitamina D.
Ciò significa che l’assenza di colesterolo contribuisce all’assenza di vitamina D, che è essenziale per la nostra crescita e per il nostro sistema immunitario. La fonte più grande e più accessibile di vitamina D rimane però la luce solare. Con l’esposizione alla luce solare, quindi, il corpo è in grado di sintetizzare la propria vitamina D con l’aiuto del colesterolo del corpo.
Alcune ricerche dimostrano che le persone con livelli più alti di vitamina D tendono ad avere un livello di colesterolo inferiore rispetto alle persone con basso livello di vitamina D. Ciò è possibile SOLO quando le persone spendono molto tempo ad essere esposte alla luce del sole durante le attività fisiche. L’esposizione a luce solare sufficiente, facilita la sintesi di vitamina D.
Tuttavia,non è necessario aumentare il livello di colesterolo per ottenere un livello più elevato di vitamina D.
Quindi se alti livelli di colesterolo possono essere associati a bassi livelli di vitamina D non ci sono studi che dimostrino che l’assunzione ESOGENA di vitamina D riduca il colesterolo.
Per cui, in conclusione l’assunzione di vitamina D è importante ma per altre ragione di cui parleremo brevemente in seguito ma non per la riduzione del colesterolo per il quale sarebbe opportuno regolare l’alimentazione e agire sulla flora intestinale. Infatti ci sono diversi studi che dimostrano che determinati ceppi di L. acidophilus agiscono direttamente sul colesterolo nel tratto gastrointestinale e quindi possono essere utili per ridurre i suoi livelli nel siero [1].
L’assunzione di vitamina D è molto importante nel caso di carenze perché questa vitamina svolge numerose e importanti funzioni.
Ovviamente tutti sappiamo che una delle funzioni della vitamina D è quella di favorire i processi di mineralizzazione dell’osso prevenendo l’osteoporosi. In realtà, la vitamina D svolge tantissime altre funzioni fisiologiche.
Diversi studi suggeriscono un’associazione tra carenza di vitamina D e molti disturbi reumatologici e non reumatologici come per esempio artrite reumatoide [2], psoriasi[3] , fibromialgia [4], sclerosi multipla “MS” [5], asma allergico nei bambini, rinite allergica [6], all’aumento del rischio di depressione o alla depressione stessa [7] etc.

Ed ora largo alle domande… resto a disposizione 😉
1. Gilliland, S.E., C.R. Nelson, and C. Maxwell, Assimilation of cholesterol by Lactobacillus acidophilus. Appl Environ Microbiol, 1985. 49(2): p. 377-81.
2. Cutolo, M., Vitamin D or hormone D deficiency in autoimmune rheumatic diseases, including undifferentiated connective tissue disease. Arthritis Res Ther, 2008. 10(6): p. 123.
3. Soleymani, T., T. Hung, and J. Soung, The role of vitamin D in psoriasis: a review. Int J Dermatol, 2015. 54(4): p. 383-92.
4. Bhatty, S.A., et al., Vitamin D deficiency in fibromyalgia. J Pak Med Assoc, 2010. 60(11): p. 949-51.
5. Cantorna, M.T., Vitamin D and its role in immunology: multiple sclerosis, and inflammatory bowel disease. Prog Biophys Mol Biol, 2006. 92(1): p. 60-4.
6. Erkkola, M., et al., Maternal vitamin D intake during pregnancy is inversely associated with asthma and allergic rhinitis in 5-year-old children. Clin Exp Allergy, 2009. 39(6): p. 875-82.
7. Howland, R.H., Vitamin D and depression. J Psychosoc Nurs Ment Health Serv, 2011. 49(2): p. 15-8.

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