Portare un bambino in fascia e introdurlo al cibo solido sono due gesti quotidiani, concreti e profondamente significativi. Apparentemente distanti, babywearing e nutrizione pediatrica sono in realtà due facce della stessa medaglia: un’accoglienza rispettosa dei bisogni fisiologici ed emotivi del neonato e un accompagnamento delicato verso l’autonomia.

Nel mio lavoro come nutrizionista clinica e Consulente del Babywearing, queste due dimensioni si intrecciano in un unico percorso di cura, rivolto alla salute del bambino ma anche alla serenità del genitore.

Babywearing: accudire con il corpo

Portare un neonato non è una moda. È una pratica antica, istintiva, biologicamente corretta. Il corpo del neonato è progettato per essere tenuto addosso: lo dimostrano riflessi primitivi come la prensione, la cifosi della colonna vertebrale e la richiesta di contatto continuo, espressa dal pianto e placata solo dalla vicinanza.

Portare significa:

  • soddisfare il bisogno di contenimento fisico e sicurezza emotiva

  • aumentare i livelli di ossitocina, l’ormone dell’amore, del legame e della calma

  • favorire lo sviluppo neurologico, cognitivo e relazionale

  • ridurre coliche, apnee, insonnia e pianto eccessivo

È anche uno strumento pratico che consente di accudire con le mani libere, rispondere ai bisogni di più figli e restare attivi nel proprio quotidiano, senza rinunciare al contatto.

Nutrizione infantile: rispettare i tempi e i segnali

Lo svezzamento, o meglio l’alimentazione complementare a richiesta, è un altro grande passaggio nella vita del bambino. Introdurre i primi cibi solidi non è solo una questione nutrizionale, ma anche emotiva, esperienziale e relazionale.

Accompagnare i genitori in questo processo significa:

  • offrire informazioni chiare e basate su evidenze

  • distinguere tra conato e soffocamento, aiutando a superare le paure iniziali

  • favorire la convivialità e la partecipazione ai pasti familiari

  • incoraggiare l’autoregolazione del bambino, rispettando fame e sazietà

Come nutrizionista clinica, sostengo l’introduzione graduale e sicura degli alimenti, nel rispetto delle raccomandazioni dell’OMS e secondo un approccio personalizzato (tradizionale, BLW o misto), basato sulle esigenze della famiglia.

Dove si incontrano: il contatto come nutrimento

Il Babywearing non è solo un modo per portare un bambino, è una forma di nutrimento emotivo.
Il cibo non è solo un insieme di nutrienti, ma un veicolo di relazione e scoperta.

Entrambi parlano la stessa lingua: quella del rispetto dei tempi, dell’ascolto dei bisogni, della costruzione del legame.

Portare il proprio bambino in fascia nei primi mesi di vita:

  • favorisce l’allattamento frequente e a richiesta

  • aiuta a riconoscere meglio i segnali di fame

  • migliora la termoregolazione e la digestione

  • favorisce una transizione più serena durante lo svezzamento

Allo stesso modo, un’alimentazione pensata su misura – per il bambino e per il genitore – crea un ambiente nutrizionale favorevole allo sviluppo fisico, cognitivo ed emotivo.

Un percorso su misura, per ogni famiglia

Nel mio lavoro accompagno le famiglie con:

  • Consulenze personalizzate di babywearing, per scegliere il supporto più adatto, imparare legature sicure e vivere il portare con consapevolezza

  • Consulenze nutrizionali pediatriche, per affrontare lo svezzamento con serenità, impostare una dieta equilibrata e sostenere la crescita in ogni fase

  • Percorsi integrati, che uniscono il contatto e la nutrizione in un progetto educativo, affettivo e fisiologico

Ogni famiglia è unica, ogni bambino ha i suoi tempi, ogni genitore le sue domande.
Il mio obiettivo è aiutarti a trovare il tuo modo di portare e nutrire, con competenza, empatia e rispetto.

Se desideri approfondire il babywearing, avviare lo svezzamento in modo sereno, o costruire un’alimentazione famigliare consapevole, sono qui per accompagnarti.

Perché portare e nutrire sono i primi linguaggi dell’amore.
E farlo con consapevolezza è il dono più prezioso che puoi offrire a tuo figlio.

 

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