Babywearing e Consulente del Portare®


Sempre più si vedono donne portare il proprio bambino. Ma portare non è affatto una moda!

In passato portare i propri bambini era la normale modalità di accudimento e anche un metodo indispensabile per poter svolgere le attività quotidiane, senza mettere in pericolo il cucciolo.

Una modalità di accudimento ancestrale che rispetta i bisogni fisiologici del cucciolo di uomo: infatti, a ben vedere, i cuccioli di uomo hanno mantenuto tutta una serie di riflessi che indicano la necessità di vicinanza del genitore. Per esempio il riflesso di prensione oppure la cifosi della colonna vertebrale e la composizione del latte che richiede un allattamento frequente.

D’altronde, oggi come in passato lasciare un neonato solo significa esporlo a morte certa.

Portare è anche un metodo direi quasi indispensabile che consente al genitore di accudire i propri bambini avendo le mani libere per poter svolgere delle attività.

Non parlerò dei vantaggi pratici che diciamo sono abbastanza immediati. Avere le mani libere e poter lavorare, cucinare, pulire casa, fare una passeggiata o accudire un secondo o terzo figlio è il primo vantaggio che spesso si nota portando i propri bambini. E devo dire che anche io ho amato molto il portare perché mi ha permesso di fare tante cose pratiche che altrimenti sarebbero state impossibili.

Poi però ci sono altri aspetti che seppur non immediati rendono la pratica del portare magica e meravigliosa.

Il contatto aumenta i livelli di ossitocina non solo nella madre ma anche nel padre aumentando la sincronia e il coinvolgimento1.

L’ossitocina è una molecola meravigliosa che porta con sé numerosi vantaggi.

Infatti, è stato riscontrato che livelli più elevati di ossitocina materna sono correlati a comportamenti interattivi più positivi2. Inoltre, si è vista una correlazione negativa tra ossitocina e livelli di ansia3. (non credo sia facile dimenticare l’odore del neonato che si porta in fascia e quella sensazione di benessere. Immagino sia così anche per il neonato)

Il contatto è stato dimostrato essere un fattore positivamente correlato all’aumento di peso, ad un numero significativamente inferiore di apnee, ad una minor propensione all’alimentazione artificiale e sono state riscontrate differenze significative anche nel modo in cui i bambini piangono e dormono.

I bambini che sono a contatto hanno meno probabilità di piangere in modo continuo e maggiori probabilità di dormire bene rispetto ai bambini non a contatto4.

Il contatto è stato dimostrato migliorare lo sviluppo cognitivo del bambino e le funzioni esecutive da 6 mesi a 10 anni. Entro i 10 anni di età, i bambini che hanno ricevuto un accudimento a contatto hanno mostrato una risposta allo stress attenuata, un sonno organizzato e un migliore controllo cognitivo5.

Seppur sono necessari ulteriori studi, sembra che il contatto riduca le coliche6 (parleremo delle coliche in un altro articolo! ;)).

Insomma i benefici di “indossare il bambino in braccio” o meglio del Babywearing sono davvero tanti.

L’importante tuttavia è farlo in sicurezza.

In passato, questa attenzione non c’era e i bambini venivano portati con tanti supporti a volte adeguati alla fisiologia del neonato e altre volte no.

Oggi l’attenzione alla pratica del portare è aumentata e esistono tantissime tecniche di legatura e tantissimi supporti che devono essere adeguatamente scelti in base al momento della crescita e alle esigenze del genitore e del bambino.

Ecco perché sempre più prende piede la Consulente del Portare® o Babywearing Educator®.

Una figura che promuove la genitorialità a contatto e che aiuta i genitori ad avvicinarsi a questa pratica in sicurezza e con serenità.

Anche perché per una buona pratica del portare è necessario seguire delle regole.

E’ molto importante utilizzare un supporto idoneo che sia ergonomico come può essere la fascia o anche dei marsupi che rispettino alcune caratteristiche o dei Mei Tai etc. Esistono tantissimi supporti che si adattano alle diverse età ed esigenze di mamma e bambino. Tutti i supporti tuttavia devono avere dei tessuti traspiranti e colorazione atossica senza nessun inserto metallico.

Inoltre, è importante imparare a fare delle legature sicure che rispettivo la fisiologia del neonato nelle varie fasi di crescita e che distribuiscano correttamente il peso del bambino. Insomma, una buona pratica del portare passa dalla conoscenza e dalla competenza.

Quando ho partorito mia figlia, avevo già contattato una Consulente del Portare per comprendere meglio questa pratica, sapendone i vantaggi a livello emotivo e immaginando la necessità pratica di tornare a lavoro a pochi mesi dopo il parto. Mai mi sarei immaginata di innamorarmi della magia e della ritualità di quei gesti che ci hanno accompagnate tutti i giorni fino a quando mia figlia ha imparato a camminare e che fanno capolino saltuariamente ora, solo per ritornare a quell’odore e a quella coccola che credo né io né lei scorderemo mai.

E dai quei gesti, da quella ripetizione silenziosa e attenta delle legature e da quell’odore di tenerezza e amore che ho deciso di diventare Consulente del Portare®.

 

  1. Oxytocinand early parent-infant interactions: A systematic review.

Scatliffe N, Casavant S, Vittner D, Cong X.

 

  1. Maternal mental health moderates the relationship between oxytocin and interactive behavior. Samuel S.
  2. Increase in oxytocin from skin-to-skin contact enhances development of parent-infant relationship.

Vittner D

  1. Infant Crying: Nature, Physiologic Consequences, and Select Interventions

Ludington-Hoe, Susan, Cong, Xiaomei, Hashemi, Fariba

  1. Maternal-Preterm Skin-to-Skin Contact Enhances Child Physiologic Organization and Cognitive Control Across the First 10 Years of Life

Ruth Feldman et al.

  1. Feasibility of using kangaroo (skin-to-skin) care with colicky infants

Marsha L Cirgin Ellett  et al.

 

 

Alimentazione in gravidanza


Ho spesso raccontato il fatto che quando ho scelto di iscrivermi a Biologia, mi sono detta: “Mai e poi mai farò la nutrizionista”.

Convinta che questo lavoro significasse fare diete più o meno prestampate lavorando semplicemente sul valore nutrizionale degli alimenti, senza parlare di gusto, piacere, emozioni. Tutte cose che con una dieta non c’entravano nulla.

Se vuoi dimagrire o star bene devi fare sacrifici!
Poi, invece, la vita ti porta ad aprire le vedute e a scegliere di fare questo lavoro con la consapevolezza di quanto il gusto guidi le nostre scelte alimentari.

Quando parlo di gusto mi viene sempre in mente questa frase:
Portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di madeleine. Ma nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario
(Marcel Proust)
Il piacere del gusto d’altronde è qualcosa di straordinario, se solo ci facciamo caso.
A volte, capita di mangiare di fretta o distrattamente, anche cose particolarmente buone per noi, e non ci facciamo caso tuttavia ogni volta che riportiamo la mente al momento presente assaporando il cibo che portiamo alla bocca, qualcosa di straordinario avviene in noi.
La cosa più straordinaria, per me, è il fatto che, seppur i meccanismi biologici siano uguali in tutte le persone, il gusto, inteso come piacere, non lo è.
Alcune persone preferiscono il gusto dolce, altre aspro, altre amaro, altre humami, altre salato.
E queste preferenze di gusto.. quando nascono e da cosa dipendono?
Recenti scoperte suggeriscono che le preferenze alimentari inizino nell’utero1.
In realtà noi iniziamo a mangiare ben prima di quanto possiamo ricordare.
Il nostro primo pasto?
Il liquido amniotico!
E il gusto del liquido amniotico cambia in funzione della dieta della madre. In effetti, recenti scoperte suggeriscono che le preferenze alimentari iniziano nell’utero.
Infatti, i recettori del gusto si sviluppano già a 7/8 settimane e saranno completamente maturi a 17 settimane di gestazione2.
Tra la 22a e la 25a settimana di gestazione i segnali del gusto vengono trasmessi al sistema nervoso centrale e il feto reagisce ai diversi gusti.

I primi mesi di vita intrauterina sono, quindi, una parte essenziale del processo di apprendimento del sapore negli esseri umani e la prima esperienza con i diversi gusti è molto importante per la successiva accettazione degli alimenti, in particolare di quelli sani.

Da questo capiamo quanto sia importante seguire una corretta alimentazione in gravidanza, non solo per mantenere un peso adeguato ma anche per aiutare il nostro bimbo ad assaporare diversi gusti e preparare le basi per uno svezzamento quanto più possibile sereno.
Queste basi possono essere poi consolidate durante il periodo dello svezzamento3.
E da adulti?
A volte capita che la vita frenetica ci porti a consumare sempre gli stessi cibi, per facilità e (presunta) velocità di preparazione, oppure alimenti preconfezionati che possono alterare la nostra percezione del gusto. Tuttavia, pian piano è possibile riabituare il nostro palato a gusti più semplici attraverso piani alimentari mirati.

 

Bibliografia:

1. You Are What You (First) Eat
Kelly L Buchanan, Diego V Bohórquez 
2. Innervation of developing human taste buds. An immunohistochemical study
M. Witt & Klaus Reutter
3. Early Taste Experiences and Later Food Choices
Valentina De Cosmi, Silvia Scaglioni, and Carlo Agostoni

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Nutrizionista o Dietista?

Vediamo insieme quali sono le differenze tra biologo nutrizionista, dietista e specialista in scienze dell'alimentazione.